Serie D: il fallimento delle campane, società amatoriali e un finale da vergogna

Dodici piazze, risultati magri, tifosi assenti e proprietà che cambiano. Tempo di bilanci per la nostra regione, un anno buio da non ricordare

Serie D il fallimento delle campane. E’ ormai tempo di bilanci per le nostri rappresentanti, con risultati pietosi e società allo sbando. Dodici rappresentanti e tutte scontente, in ogni piazza  è successo qualcosa di negativo e l’anno sportivo che termina sarà ricordato come uno dei più disastrosi. La colpa è tutta delle società, improvvisazione, grandi proclami e figuracce. Il tutto a discapito dei tifosi, stadi vuoti in quasi tutte le piazze della serie D, una categoria che non affascina nonostante sia il ponte per i professionisti. La colpa è delle società, nessuna cura l’aspetto comunicativo, nessuno coinvolge le piazze, eppure i mezzi ci sarebbero ma quando ci si improvvisa il risultato non può che essere questo. E dunque calcio per chi? Per presidenti vanesi che non si capisce a cosa puntano, perchè quando si gioca da soli senza il sostegno del pubblico allora significa che si è sbagliato tutto. Presidenti e società che durano il tempo di una stagione, vedi Turris e Gladiator o anche Gragnano dove Franco minaccia di lasciare, presidenti che partono a mille ad agosto e poi a febbraio comincia il rompete le righe e sotto a chi tocca. Società che non hanno rispetto di nulla, nemmeno dei propri tifosi, squadre che quando l’obiettivo è fallito tirano i remi in barca (vedi Cavese-Roccella) generando un disamore verso la squadra. Accade di tutto e tutto molto negativo, La colpa è anche di un campionato che non ha appeal, dove vince una sola squadra, le altre lottano per mantenere la categoria e il disinteresse matura velocemente, perchè i play off sono vana gloria e i play out spesso rischiano di non essere manco disputati. La Campania, in ogni caso, esce con le ossa rotta, molto più bello assistere a gare di Eccellenza e Promozione dove in talune piazze gli stadi offrono uno spettacolo fantastico, mentre su 12 piazze, salvo Nocerina, Cavese e qualche rara eccezione, il resto è spettacolo per pochi. La Campania è allo sbando, manca tutto, rispetto per i tifosi, amore per la maglia, progettualità. Si sta per chiudere un anno nero, nessuno ne parla pubblicamente ma il fallimento del calcio campano è sotto gli occhi di tutta Italia. Abbiamo grandi talenti, ma società che sono organizzate in maniera amatoriale e scarsa voglia di crescere e imparare dai propri errori. E come se non bastasse in questo finale ci stiamo anche macchiando di prestazioni al limite del ridicolo, sfavorendo le nostre rappresentanti e andando a fare magre figure su tutti i campi. Fortunatamente manca poco, poi bisognerà andare a mettere la testa in un sacco per la vergogna. Perchè tranne qualche rara eccezione, il resto è da buttare. Peccato che non ci saranno i tifosi a fischiare, perchè loro hanno già mostrato il loro disappunto con l’indifferenza.