Categoria: SPECIALE SERIE A

Lazio-Napoli 1-4: tutto ribaltato in cinque minuti, biancocelesti distrutti

Dopo un primo tempo opaco, gli azzurri di Sarri ribaltano tutto in cinque secondi e sbancano l’Olimpico. Battuta una Lazio incerottata nel primo big match stagionale

ROMA – 54, 56, 59: terno sulla ruota di Napoli. Tre numeri, perché 92 non è previsto nella cabala nonostante sia servito per arrotondare. Risultato? Vittoria in rimonta, padroni di casa ferrigni sciolti come neve al sole nel secondo tempo complice, tra le altre cose, l’attenuante di una difesa precaria. Non è un alibi naturalmente. I ragazzi del comandante Sarri superano la prova dopo un primo tempo smorto e una ripresa arrembante, si aggiudicano il primo big match della stagione e proseguono la marcia punteggio pieno, manco a dirsi, insieme con la Juventus. È un Napoli fantastico, partito male e uscito alla distanza, capace di ribaltare una situazione complicata contro un ottimo avversario grazie a una reazione da grande squadra, completa, impiegandoci cinque minuti per cambiare l’inerzia di un match che ha vissuto due fasi completamente distinte. Pronti, via, biancocelesti più attivi, gli ospiti faticano ad entrare in partita. Le azioni più belle le fanno vedere Immobile e compagnia prima che uscissero fuori la classe e l’eleganza dei partenopei. Inzaghi accusa il primo colpo con l’uscita per infortunio di Bastos, ma non l’avvertirà nell’immediato. Alla mezz’ora Immobile salta Koulibaly e lancia De Vrij, il quale sforna un destro che insacca Reina e fa illudere i suoi, prima c’erano stato un legno colpito da una deviazione di capitan Hamsik su un corner battuto da Luis Alberto. E così, mentre Reina rischiava grosso beccando il giallo causa intervento su Immobile fuori area, lo slovacco centrava nuovamente il palo a parti invertite con Strakosha battuto. Callejon sfiorava il pareggio a due minuti dallo scadere del primo tempo, a mo’ di antipasto per quello che doveva ancora venire. La ripresa è di grande sarrismo, non c’è nient’altro da aggiungere. La difesa di Inzaghi va a pezzi dopo un altro forfait, quello di De Vrij, il più pesante forse, certamente quello decisivo. La regia difensiva dell’olandese mancherà all’intera squadra. Comincia a soffrire la Lazio, nulla può contro un avversario che ormai ha ricominciato a girare e rendere semplici le cose più difficili. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo Koulibaly si fa trovare pronto immediatamente dopo un primo intervento di Strakosha, poi Callejon firma il raddoppio a conclusione di un’azione chimerica. Il terzo goal – sei minuti prima il risultato era fermo ancora sull’1-0 – è una meravigliosa perla di Mertens, un pallonetto capolavoro da posizione piuttosto defilata. Credeva di averla spedita in fallo laterale l’estremo difensore biancoceleste, ma si è trovato costretto a raccoglierla dalla porta da lui difesa. Tre schiaffi tremendi, una Lazio tramortita, mentre gli azzurri trovano anche il modo di sfiorare il quarto goal con la traversa centrata da Insigne su deviazione decisiva di Strakosha. I minuti scorrono, anche Basta alza bandiera bianca, Sarri provvede alla solita girandola di cambi e fa rifiatare Hamsik, anche questa sera in crescendo. La quarta rete, cercata e inseguita, è ottenuta in pieno recupero dal rigore trasformato da Jorginho. Il Napoli vince 4-1 mandando in onda al mondo intero una straordinaria prova di forza, Inzaghi deve arrendersi a una serie di infortuni che ha inevitabilmente condizionato l’andamento dei suoi nel match, ma non ridimensiona una squadra in grado di dare filo da torcere a tutte le big.

 

Andrea Cardinale

Fonte foto Official Twitter SSC Napoli

CURIOSITA’ | Napoli ed Ercolanese, primati campani

Gli azzurri e i granata sono primi nei rispettivi campionati, tra 19 campane

È vero che siamo solo a settembre e i campionati sono cominciati da poco. La Serie A ha giocato quattro giornate, la serie D solo tre e tutto è ancora aperto. Saltano però all’occhio l’avvio sprint delle squadre di Sarri e di Squillante. Tra il massimo campionato nazionale e la Serie D si contano ben diciannove società della nostra regione: due in A, due in B, tre in C (girone C) e dodici in D tra girone H ed I.

Cosa possono mai avere in comune Napoli ed Ercolanese? Poco, ma al momento sono le campane più brave e belle da vedere giocare. Lo dicono le classifiche. I parthenopei sono primi in A grazie alla differenza reti con Juve e Inter e i granata vesuviani guidano a punteggio pieno nel girone I di Serie D con tre vittorie su tre, sei gol segnati e zero subiti.

Numeri confortevoli che fanno sperare in una Campania calcistica sempre più fiorente.

Foto: Ssc Napoli Pagina Facebook Ufficiale

Valanga Napoli: Benevento travolto nel Derby già passato alla storia

Termina con un tennistico 6-0 il derby campano tornato nella massima serie trent’anni dopo. Troppo Napoli per il Benevento, gli azzurri scrivono la storia con Inter e Juventus

NAPOLI – Era la stagione 1960-61, un’altra epoca calcistica, i punti per ogni vittoria erano due e dopo quattro giornate di campionato, il terzetto composto da Inter, Juventus e Roma dominava la classifica a punteggio pieno. Un record rimasto ineguagliato per cinquantasette anni, fino ad oggi. E mercoledì potrebbe essere battuto. L’Inter d’esperienza sbanca Crotone nell’anticipo di ieri, i bianconeri s’impongono in casa del Sassuolo nel match di pranzo, il Napoli strapazza il Benevento nel derby che mancava in Serie A da trent’anni, quando i partenopei di Maradona, Careca e Bruscolotti davano vita a sfide romantiche contro l’Avellino. Insomma, una storia nella storia tra amarcord e sguardi fermi al presenti, contemporaneamente orientati verso un futuro prossimo tra obiettivi malcelati e ben nascosti, a seconda delle esigenze. Non era una partita semplice alla vigilia per le Streghe di Marco Baroni, già decisivo a Fuorigrotta quando il suo goal in Napoli-Lazio del 30 aprile 1990 regalò il secondo Scudetto a Maradona e compagni, non lo è stato nel pomeriggio di una domenica memorabile. Altri tempi, altra epoca, un calcio diverso da quello attuale. Sarri e i suoi bramavano il pronto riscatto dopo il ko rimediato in Champions, Benevento d’altro canto a caccia del classico risultato della domenica senza pretese, consapevole di trovarsi di fronte un ostacolo insormontabile. Di fatto, gli azzurri si scatenano e rifilano un tennistico 6-0 a un avversario apparso arrendevole non per volontà, bensì per ragioni tecniche. Allan apre le danze del nono successo consecutivo in campionato, un altro record; dopo trentadue minuti di gioco la pratica è già chiusa dalle reti aggiuntive di Insigne, Mertens e Callejon. 4-0 a un’ora dalla fine, nessuna attenuante per Baroni privo comunque di Ciciretti, Iemmello, D’Alessandro e Costa: avrebbero potuto fare qualcosa contro questo Napoli? Con i se e i ma la storia non viene redatta, ma i padroni di casa sono un rullo compressore continuo, senza soste, tremendamente devastanti per le linee difensive sannite troppo fragili, fiacche. Il canovaccio non cambia nella ripresa se non nel numero di goal e la loro modalità. Il ritmo tuttavia cala inevitabilmente e le due squadre decidono di contenersi da un lato, diventare guardinghi almeno per salvare l’onore dall’altro con l’ingresso di Cataldi. Menzione speciale per Letizia, napoletano doc, entrato nel primo tempo causa infortunio di Antei. Sarri ne approfitta per far rifiatare Insigne e Callejon sostituiti da Giaccherini e Ounas, quest’ultimo al debutto in gare ufficiali con la maglia azzurra. In realtà il 4-0 parziale già potrebbe bastare soprattutto per i giallorossi che preferirebbero evitare un passivo pesante, ma decidono di infliggersi altro dolore sportivo grazie alla premiata ditta Chisbah-Venuti e i loro maldestri interventi rispettivamente su Giaccherini e Ounas, proprio i subentrati. Due rigori netti: Mertens si appropria della sfera negandola a Jorginho e porta il pallone a casa realizzando il celebre hat trick. Risultato finale 6-0: il Napoli vola a punteggio pieno e si prepara nel migliore dei modi al big match di mercoledì sera all’Olimpico contro la Lazio. Il Benevento resta ancora a secco e mercoledì alle 18 sarà impegnato al Vigorito in un’altra partita proibitiva alla vigilia: è già aperta la sfida alla Roma.

 

Andrea Cardinale

Fonte foto Official Twitter SSC Napoli

Napoli-Benevento 6-0: la pagella dei sanniti a cura di Ezio Liccardi

Nel primo derby storico in A tra partenopei e sanniti, la squadra giallorossa esce con una sonora sconfitta

Non capita spesso di vedere un giocatore che a fine gara stringe tra le braccia il pallone vinto dopo aver segnato una tripletta. Noi abbiamo visto Mertens. Non capita spesso di vedere una squadra che chiude il primo tempo con un netto 4-0. Noi abbiamo visto il Napoli e la squadra di Maurizio Sarri è tra le 10 squadre più forti d’Europa. Non capita spesso vedere soccombere una squadra di serie A per 6 reti a 0 tanto da paragonare la stessa ad un set tennistico. Noi abbiamo visto il Benevento e non ci sono dubbi, oggi la nostra Strega vale quello zero in classifica che la relega all’ultimo posto in classifica con 10 gol subiti in 4 giornate e solo 1 fatto nell’ormai lontana gara di Marassi contro la Sampdoria. Baroni va salvato e difeso a spada tratta per il bene comune e perchè anche l’anno scorso nel momento più delicato lui è stato il primo artefice della ripresa giallorossa di fine stagione stemperando gli animi e ricostruendo un morale che giorno dopo giorno andava sempre più sotto i tacchi. Basta pensare alla serie B, ora siamo in serie A e tutti ci siamo accorti delle differenze colossali tra le categorie. Non ci interessa vedere il bicchiere mezzo pieno oppure contare le assenze di Ciciretti, D’Alessandro e Iemmello perchè ad oggi la rosa appare completa e con diversi giocatori degni di sostituire gli assenti. Nessuna scusante. L’emozione di calcare il San Paolo avrebbe dovuto dare le giuste motivazioni agli undici scesi in campo. Giocare contro il Napoli avrebbe dovuto dare ad ognuno di quelli scesi in campo la giusta carica per dimostrare la voglia di fare. Cosa ha fatto il Benevento per evitare questa brutta figura nel giorno più bello dei tifosi giallorossi? Niente. Sembrava di assistere ad una partita di Coppa Italia disputata in una calda sera d’estate tra una formazione che lotta per lo scudetto, il Napoli, ed una squadra di terza serie che vuole vincere il campionato. Atteggiamento da rivedere. BARONI (voto 4) ha dovuto fare di necessità virtù mandando in campo una formazione nuova, inedita puntando sul solito 4/4/2 che questa volta è sembrato alquanto lacunoso. Anche le pietre sanno come gioca il Napoli, possibile che non si è riuscito ad arginarlo mai? Possibile che Ghoulam sia andato al cross indisturbato senza che mai LOMBARDI (voto 4) abbia opposto resistenza? E’ possibile che Insigne nell’uno contro uno abbia vinto tutti i duelli senza mai essere raddoppiato da qualche giallorosso? E’ possibile beccare il primo gol dopo 2 minuti in contropiede mentre Armenteros e Coda cercavano un inutile pressing alto? Oggi sembrava tutto impossibile. Ma non sarebbe stato meglio fare come fanno tute le squadre che devono lottare per non retrocedere, ossia difendendo con ordine dietro la linea di centrocampo? Presuntuosi. Il Napoli di Hamsik, la squadra che esprime il miglior calcio di serie A, quella che aveva perso in Champions e quella che a tutti i costi voleva rimanere incollata all’Inter ed alla Juventus non è stata neanche solleticata da Lazaar e compagni. BELEC (voto 6) è stato bombardato da quasi tutti gli azzurri ed è riuscito a limitare anche i danni sventando diversi dei 14 tiri arrivati nello specchio della porta. LUCIONI (voto 5,5) non lo si è visto mai così in difficoltà ma la responsabilità di guidare un intero pacchetto difensivo nello scontro titanico contro i bombardieri napoletani non era cosa semplice. ANTEI (voto 5) di certo non lo ha aiutato anzi è risultato spesso impacciato e mal posizionato. Il povero VENUTI (voto 5,5) si salva dal marasma generale cercando nella sfida personale contro Insigne un motivo per combattere ma ripeto andava aiutato sulla fascia da un poco presente Lombardi ed onestamente se avesse preso un voto più alto staremmo parlando di un giocatore da Nazionale. Nazionale? Quali giocatori da nazionale? Il Benevento deve salvarsi, il Benevento deve sputare sangue su ogni pallone, il Benevento deve sudare le proverbiali 7 camice per spuntarla sugli avversari. Questa è la cruda realtà ed oggi questa mentalità non si è vista anzi si è notato un pressapochismo ed una presunzione mai viste prima. LAZAAR (voto 4) è voluto tornare a tutti i costi in Italia, sapeva a cosa andava in contro? Uno come lui in queste gare dovrebbe suonare la carica ed invece si è scaricato dopo il vantaggio partenopeo. Lo stesso DI CHIARA (voto 4,5) dopo aver visto chi sa quante partite di Callejon non è quasi mai riuscito a chiudere una diagonale sulle pennellate di Insigne alla ricerca del secondo palo. Brutto Brutto. Eppure mister Baroni si era affidato alla coppia di centrocampo già rodata Viola/Chibsah ma entrambe sono caduti nella trappola del triangolo delle Bermude napoletano che era sempre in superiorità numerica nella zona nevralgica. Chi doveva fronteggiare Allan nel momento del gol? Chi doveva frenare gli inserimenti di Hamsik? Chi doveva marcare Jorginho? Non lo sapremo mai. Di certo VIOLA (voto 5,5) ha cercato di dettare qualche passaggio ed imbastire qualche geometria mentre CHIBSAH (voto 4) è risultato spesso fuori zona, in ritardo, pasticcione e soprattutto falloso. Insomma se il problema è sapersi difendere per poi ripartire di contropiede abbiamo fallito miseramente, ma siamo sicuri che se fosse arrivata qualche palla giocabile in attacco saremo stati pronti a pungere? CODA (voto 4) ha giocato con Puscas e si è detto che i due avevano le stesse caratteristiche, ha giocato con Iemmello e si è detto lo stesso, questa volta ha avuto al suo fianco ARMENTEROS (voto 5) al quale niente gli si può rimproverare se non il fatto di essere lontano anni luce dal campionato italiano. A nulla sono serviti gli inserimenti di LETIZIA, CATALDI E PARIGINI tutti e tre non giudicabili visto che il Napoli nel secondo tempo ha abbassato notevolmente i ritmi dato il risultato già acquisito. C’è da preoccuparsi? C’è da fare punti anche se in basso in tante squadre hanno difficoltà a trovare continuità di risultati. Di certo l’obiettivo è la salvezza e con questo atteggiamento sarà dura fare punti con almeno la metà delle squadre partecipanti alla serie A. Siamo più forti dell’Hellas Verona e del Crotone? Dimostriamolo perchè se è vero che i numeri non sbagliano mai oggi siamo ultimi in classifica a zero punti, stiamo scrivendo la storia ma questa è un’altra storia…

Foto: pagina Facebook Benevento (Mario Taddeo)

Champions League, primo ko stagionale: strada già in salita per il Napoli

Comincia male l’avventura in Champions per gli azzurri, non basta una grande reazione nel secondo tempo contro un’ottima e talentuosa squadra

KHARKIV (UCRAINA) – Prima o poi doveva pur accadere, era impensabile che la striscia positiva di risultati (e vittorie) potesse continuare per Sarri e i suoi ragazzi. Peccato, tuttavia, che la prima sconfitta stagionale sia arrivata proprio nel momento e sul palcoscenico sbagliato, dove basta un niente per mettere in discussione qualsiasi discorso qualificazione. Certo, non è la serata per fasciarsi la testa ancor prima di rompersela, anzi va raccolto un secondo tempo in cui si è vista la reazione dopo la frittata di Reina, ma non basta. Una brutta prima frazione di gioco permette all’arcigno Shakhtar Donetsk, avversario ostico, talentuoso, privato della propria casa, forse sottovalutato o poco considerato alla vigilia non dal Napoli (ci mancherebbe), bensì dall’ambiente che gli sta attorno, di vincere con merito. E arriva un ko amaro. Una sconfitta che complica la strada verso la qualificazione mentre il Manchester City saccheggia il De Kuip del povero Feyenoord e fa la voce grossa, effetto domino e inevitabile di chi vuole mettere le cose in chiaro fin dall’inizio. Ed è ciò che non è riuscito a fare il Napoli, appunto, partito con i favori del pronostico in quel di Karkhiv e uscito mestamente senza neanche un punto. Eppure un eventuale pareggio non sarebbe stato poi così sbagliato. Il primo tempo è disastroso e non per l’undici iniziale; Sarri inserisce Zielinski e Diawara a centrocampo e propone Milik titolare al posto di Mertens, pronto a subentrare a partita in corso, cosa che puntuale arriva. Fonseca d’altro canto recupera Ordets e si affida alla colonia brasiliana, che non delude le attese del proprio allenatore. Dopo quindici minuti comincia l’incubo per i partenopei, ad accendere la miccia ci pensa Taison, effetto e risultato di una splendida azione resa probabilmente facile da realizzare da una difesa poco attenta e un Zielinski morbido nel tentativo di chiudere la strada all’autore del primo goal ucraino. Lo Shakhtar mostra rapidità, buon palleggio e sicurezza dei propri mezzi, è predisposto a soffrire (non che ce ne fosse bisogno) ed è arguto nelle pericolose ripartenze; il Napoli sbaglia l’approccio, è fermo, non riesce a brillare. Diawara e capitan Hamsik non entrano in partita e deve affidarsi a Reina. Il primo tempo finisce in crescendo per gli uomini di Sarri, ma non basta. Il piglio è diverso nella ripresa, anche gli azzurri lo sono e cominciano a carburare per un pareggio ora non più così utopico, anche piuttosto meritato a lungo andare. Poi un cross dalla sinistra diventa un assist vincere per Ferreyra, il quale deve solo indirizzare la sfera nella porta lasciata sguarnita da un clamoroso Reina che esce a vuoto inspiegabilmente, lasciando basiti Sarri e i tifosi. Pazzesco il disimpegno del portiere spagnolo, ma è tempo di reagire e Mertens – entrato poco prima al posto di Hamsik – sembra dare più vivacità alla manovra dei suoi. Allan intanto dà il cambio a Zielinski. Sarà lo stesso belga a guadagnare un prezioso rigore trasformato da Milik a poco più di venti minuti dal termine. Il Napoli migliora proprio quando lo Shakhtar inizia a calare, eppure i neroarancio colpiscono anche un palo con un colpo di testa ancora di Ferreyra. Quindi nuovamente la manovra offensiva dei partenopei ben attiva e a caccia del pareggio, ma Pyatov decide di fare gli straordinari e salva in più occasioni. I minuti scorrono, il Napoli insiste; Milik a sette minuti dal termine spreca la palla-gol del pari e Insigne in posizione defilata illude nel recupero. Triplice fischio finale: per Fonseca e i suoi si tratta di un’importantissima affermazione, mentre il Napoli è già costretto a vincere contro il Feyenoord prima di lanciare la doppia terribile (e spettacolare?) sfida ai citizens di Guardiola.

 

Andrea Cardinale

Fonte foto Official Twitter SSC Napoli

Bologna-Napoli 0-3: gli azzurri risolvono una gara sporca

Sofferenza per gli uomini di Sarri di fronte a un Bologna tosto, poi si sbloccano nel secondo tempo. Apre Callejon, raddoppia Mertens, Zielinski chiude la pratica

BOLOGNA – Un Napoli meno calligrafico, forse meno bello a vedersi, ma in grado di ottenere il massimo. Qualcosa è cambiato? Siamo all’inizio, la vera stagione è cominciata soltanto questa sera, difficile fare immediate analisi sul gioco in ottica distanza temporale. Intanto, anche il Dall’Ara viene sbancato e gli azzurri, meno belli ma più concreti, volano a punteggio pieno in coabitazione con Inter e Juventus. Le tre regine del campionato fanno già le prove tecniche a quanto pare. Eppure fa specie vedere un Napoli inedito sbrigare la propria pratica senza sfoggiare la propria bellezza, non poteva mostrare ancora una volta il proprio calcio, i rossoblù di Donadoni non erano d’accordo. Resta viva l’onta di quell’1-7 che lo stesso tecnico ex Napoli aveva richiamato all’attenzione dei suoi per lanciare una vendetta sportiva nel segno dell’aggressività, degli interventi al limite, della fierezza di coloro in cerca del risultato della domenica. E Reina deve metterci tre dita per deviare sulla traversa la punizione di Verdi. Il Bologna stoppa le iniziative azzurre che rischiano la deriva, la capitolazione tutto sommato giusta nel primo tempo. Chiriches ne fa le spese nel senso fisico del termine; il problema alla spalla lo costringe al forfait in favore di Albiol. Poi la musica cambia. La ripresa ha in serbo uno spartito diverso: i felsinei vanno incontro al loro destino e si rintanano nella propria metà campo, gli ospiti accendono la miccia. Prendono coraggio, cambiano rotta e puntano difesa e Mirante, prima di rischiare la frittata quando Reina compie un miracolo su Destro e la sfera va a colpire proprio l’attaccante rossoblù; ci pensa Koulibaly a salvare. È il preludio allo show portato in scena dalla banda del sarrismo dopo il tandem Hamsik-Zielinski oramai divenuta una certezza, è l’acquisizione della maturità una volta passato in vantaggio alla prima vera grande occasione di serata. Insigne sull’out di sinistra procede con un suo taglio al bacio, Callejon buca Helander e ringrazia. Passano i minuti, il match ha preso i connotati di una partita sporca, molto a rischio, che può ribaltarsi da un momento all’altro nonostante il Bologna non sia proprio irresistibile. Così il 2-0 firmato da Mertens che ruba palla a Pulgar e infila Mirante sotto le gambe al minuto numero 82. La terza rete è un’azione da antologia: Ghoulam entra in area e manca il tempo giusto per concludere, serve Callejon che a sua volta magistralmente pesca l’accorrente Zielinski. Il polacco con cinismo, come tutto il Napoli del resto, fa centro e lancia un chiaro messaggio alle dirette avversarie.

 

Andrea Cardinale

Fonte foto Official Twitter SSC Napoli

Benevento-Torino 0-1: le pagelle di Ezio Liccardi

La Strega beffata nel finale dai granata di Mihajlovic

Settantaduesiomo minuto di gioco, risultato inchiodato sullo 0-0 ma il Torino, padrone del campo in quanto a possesso palla, ci crede. Mihajlovic sostituisce un evanescente Niang per inserire lo sgusciante Berenguer. Si ma che significa tutto questo? Direbbe qualcuno. Infatti potrebbe non significare niente perchè il gol vittoria immeritato del Torino è nato da uno spunto di Ljajic che ha virato verso l’aria di rigore ed invece di andare al tiro ha inventato un passaggio per l’accorrente Iago Falque che, inesistente fino a quel momento, ha anticipato tutti mettendo alle spalle di un incolpevole BELEC (voto 6,5). Ljajic ha virato da destra verso l’aria di rigore, quella fascia sinistra dove si era appostato Berenguer, quella fascia destra del Benevento dove fino a quel minuto settantadue era risultata letale per le ripartenze dei giallorossi con un VENUTI (voto 7) migliore in campo che fermava puntualmente gli avversari ed un Ciciretti in ripiego che mai si è fatto trovare in ritardo rispetto alle azioni dei granata. Sapete cosa è successo quando è entrato Berenguer? Chiedetelo a Baroni anche se i suoi richiami sono stati eloquenti. Diceva Baroni ai suoi di stare attenti perché lo spagnolo avrebbe cercato l’interno del campo, insomma un ambidestro che avrebbe cercato il fondo ma che allo stesso tempo avrebbe usato anche il destro per convergere e puntare l’area. Il Torino attacca, il Torino vuole vincere e a sei minuti dal termine forse era giusto accontentarsi. Precedentemente al minuto settantadue mister Baroni aveva già rinunciato ad uno stanco  D’ALESSANDRO (voto 6,5) anche se le ripartenze dell’esterno stregato erano davvero una spina nel fianco per la difesa granata. In quel momento serviva un uomo più fresco che avesse agito in fase di non possesso, quindi dentro LAZAAR (voto 6,5) che è riuscito nel suo intento ed ha anche sfiorato il gol del vantaggio con una stoccata parata ancora una volta dal sempre bravo Sirigu. Non perdete il filo. Fuori D’Alessandro dentro Lazaar. Fuori Niang dentro Berenguer. Fuori  CICIRETTI (voto 6) dentro DEL PINTO (n.g.). Del Pinto? Ma perché Baroni ce lo spieghi? Sveliamo l’arcano. Al posto di Ciciretti si è spostato il bravo centrocampista albanese MEMUSHAJ (voto 6.5) che sicuramente avrebbe tamponato di più le incursioni sinistre del Torino ma che rispetto al “Cicero” non avrebbe dato il là alle nostre azioni di contropiede. il pareggio è un buon risultato, il Torino ormai è quasi una “Grande”, abbiamo giocato bene, meritavamo addirittura di vincere ma sai che c’è di nuovo? Ora mi accontento! Peccato perché LETIZIA (voto 7) era proprio in vena, le sue discese palla al piede erano devastanti ma da quel momento ha dovuto tirare anch’egli i remi in barca. Gli unici che avrebbero potuto essere d’aiuto all’uscita della manovra giallorossa evitando che i vari Cataldi o Del Pinto perdessero di continuo contrasti e palla erano i due attaccanti ma ormai CODA (6,5) aveva speso tanto e Puscas stava ancora pensando che a come rivivere i “tiemp bell e na vota” magari sbloccando un risultato di parità regalando ancora soddisfazione ai colori giallorossi. PUSCAS (voto 5) è sembrato il poco concentrato ragazzo dello scorso anno ad inizio anno senza capire che le chance in serie A non saranno molte ed andranno sfruttate nel modo giusto, con l’approccio giusto. Fino a quel momento anche se il pallino del gioco favoriva il Torino, il Benevento faceva tremare la difesa gestita da N’Koulou con la coppia Coda/IEMMELLO (voto 6,5) e proprio l’ex Sassuolo stava risultando letale già dal primo tempo. La squadra dal minuto settentadue ha cambiato volto, ma siamo contenti di come ha giocato il Benevento perchè ha dimostrato di tener testa ad una blasonata del nostro calcio, perché ha dimostrato di avere delle ripartenze spettacolari che andrebbero solo concretizzate, perché il nuovo difensore centrale ANTEI (voto 6,5) si è dimostrato all’altezza della situazione mettendo la museruola al nazionale Belotti, perchè zio LUCIONI (voto 6,5) è una sicurezza in questo difficile campionato, perché CATALDI (voto 6) sta migliorando partita dopo partita, perché Armenteros è legato strettamente a noi italiani grazie al “sogno cubano” e non fa niente se volevamo smuovere la classifica perché io sono sempre più convinto che dovranno essere il Napoli e la Roma a doversi preoccupare del Benevento. Siamo vivi ma tutti però, tutti.

Foto: Pagina Facebook Benevento Calcio

 

Napoli-Atalanta 3-1: primo tempo shock, la svolta arriva dalla panchina

Gli azzurri di Sarri soffrono e cadono nelle grinfie degli uomini di Gasperini e cedono agli avversari il primo tempo, poi ribaltano il risultato con l’aiuto della panchina. A sbloccare la matassa ci pensa Zielinski, Mertens e Rog la chiudono. Reina ai saluti?

NAPOLI – Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde va in scena in un gremito San Paolo per la sua prima stagionale e, guarda caso, non delude le attese. C’è chi addirittura parlava di una replica dello scorso febbraio e i presupposti erano tutti presenti, persino gli attori erano (quasi) tutti gli stessi. E invece c’è chi dice no, chi fa e disfa a proprio piacimento un copione di eduardiana sfumatura, quando i giorni dispari diventano pari e il tutto sembra volgere verso un lieto fine con speranze annesse. Si sa, il Napoli quando lo ritiene opportuno ama rendere complicate le situazioni che non dovrebbero destare preoccupazioni; come il più superbo dei masochisti, sceglie la serata meno adatta, contro la stessa squadra che lo scorso anno non ha concesso nemmeno un goal all’infuocato reparto offensivo partenopeo. La partenza ha il sentore del match dello scorso febbraio: Gasperini sa come imbrigliare il gioco di Sarri ed è un gioco da ragazzi annullare centrocampo e attacco avversario, rendendo la sua Dea troppe volte fastidiosa, nonostante l’asse Insigne-Mertens fosse già propenso ad impegnare su vari fronti Berisha e i difensori bergamaschi. Tra questi, merita una menzionatura a parte Masiello, autore di una straordinaria prestazione prima del crollo. Un passo alla volta, prima c’è un calcio d’angolo il cui sviluppo premia un impetuoso Cristante su Maggio e Callejon: colpo di testa e l’Atalanta, tatticamente perfetta per tutto il primo tempo, passa in vantaggio. Il Napoli prova a reagire, ma è poca roba; evidentemente la manovra è lenta e non sforna chiare occasioni da goal, mentre Gomez e soprattutto Ilicic chiamano in causa Reina e i calci piazzati si rivelano la solita spina nel fianco per Sarri e i suoi.

La svolta è nei cambi, ma il primo a buttarsi su una scelta avventata è proprio Gasperini, il neutralizzatore più devastante del gioco del Napoli. Esce Petagna, un attaccante, entra De Roon, un centrocampista. Per il Gasp è scelta tecnica come dichiarerà a fine partita. Si cambia con un 3-5-2 assai discutibile, perché Sarri non resterà a guardare alla lunga. L’inizio della ripresa è sempre di marca nerazzurra con un Ilicic in grande spolvero, poi è Zielinski a pescare uno straordinario jolly dal suo repertorio. Brillante nelle giocate, il migliore nelle percussioni e nelle successive ripartenze, dapprima sfodera uno stop di petto su involontario assist della difesa avversaria intenta a spazzare via la minaccia dopo un corner di Ghoulam, quindi un destro esiziale che proietta il pallone nel sette dove Berisha non può nulla. Il Napoli si sblocca, il copione è riscritto. Sarri decide di cambiare totalmente il centrocampo per dargli più muscoli e fisicità, Insigne e Mertens tornano a divertirsi e portano gli azzurri sul 2-1 tramite una meravigliosa azione. Lancio in verticale di Allan, sponda di Insigne di testa, Mertens di prima insacca il portiere avversario. Pura poesia. A questo punto il Napoli torna ad essere il Napoli, mentre l’Atalanta pecca di poco coraggio, forse a causa della stanchezza, e si affida alle incursioni di Kurtic, sensazione che questa volta Gasperini non avrà la meglio. E così, se la svolta è partita dalla panchina, non poteva che essere un subentrato l’autore del goal della sicurezza: Marko Rog, minuto 86, concretizza al meglio un contropiede partito da Callejon e passato per Mertens, realizzando così la sua prima rete in Serie A. È a dir poco fantastico l’assist del belga, sempre di prima, un modo per farsi perdonare l’occasione sciupata pochi minuti prima. Finisce 3-1 tra la festa sugli spalti e i saluti di Reina che sanno di congedo: questa può essere stata per davvero l’ultima al San Paolo con la maglia del Napoli, che intanto vola a punteggio pieno in ottima compagnia.

Fonte foto Official Twitter SSC Napoli

Serie A, Benevento-Bologna 0-1: le pagelle di Ezio Liccardi

Il pagellone del nostro Ezio Liccardi presente al Vigorito per il match con gli emiliani 

Il quarto uomo ha alzato il tabellone luminoso. Sono 8 i minuti di recupero, mai visti forse prima d’ora, della prima partita casalinga del Benevento di questa serie A 2017/18, mai vista prima d’ora, con il Bologna in vantaggio per un gol di Donsah, mai visto fino ad ora, e con un arbitro che si è autosostituito per un leggero infortunio, e anche questo non si era mai visto prima. Basta così? Abbiamo visto tutto in questo torrido sabato d’agosto? Niente affatto, manca la ciliegina sulla torta. Minuto 52 del secondo tempo, il Benevento attacca a testa bassa per rimontare un fortunato e cinico Bologna, batti e ribatti in area di rigore, calci d’angolo che si susseguono fino a quando spunta la miracolosa zampata dello zio, Lucioni (voto 6,5), che manda in visibilio la torcida giallorossa. Goooollll, il tripudio, il primo punto in serie A, non meritava di vincere la squadra di Donadoni, insomma circa un minuto e mezzo per lasciarsi emozionare dalla nostra squadra del cuore per poi vedersi annullare il sudatissimo pareggio dallo strumento che quest’anno assiste l’arbitro: il VAR. Capitan Lucioni era in posizione irregolare, il gol era da annullare. Questa sera allo stadio Ciro Vigorito abbiamo visto proprio tutto. L’assistenza video ci fa ammutolire, le prove sono schiaccianti, i malumori sono sopiti, le polemiche sono sparite. Fidatevi è stato bruttissimo per il pubblico giallorosso ingoiare questo rospo ma forse il rospo era stato ingoiato già in precedenza. Perchè? Ve lo spiego subito. Il nostro catino sarà il nostro fortino, qui costruiremo la nostra salvezza che dovrà passare non solo dalle giocate dei nostri beniamini ma soprattutto dal cosiddetto dodicesimo uomo in campo: il pubblico. La Curva Sud (voto 10) egregiamente ha incitato la squadra per novanta minuti, tutto il resto (voto 5) aveva ingoiato il famoso rospo dopo aver subito il primo gol. Va bene la delusione ma è bene anche capire che il Vigorito non è il teatro dell’Operà di Paris ma un anfiteatro romano dove i gladiatori lottano contro le belve feroci. Dobbiamo tifare tutt’insieme con la bava che esce lateralmente dalla nostra bocca, solo così potremmo evitare di esere sbranati dalle belve. A proposito di belve. Che bello rivedere bomber Ceravolo (voto 6) dopo che ha trascorso l’intero periodo di preparazione cercando di recuperare uno scomodo infortunio. Dobbiamo dare anche un voto al medico sociale? No scherzo. Queste rientrano in quelle dinamiche che noi umani possiamo solo intuire. Il voto forse lo dovremmo dare alla strategia societaria che a fine agosto, quindi a pochi giorni dalla fine del calcio mercato, sta ancora valutando chi tra Iemmello, Matri, Pavolettii e compagnia danzante potrà essere la nostra punta di diamante. Penso proprio che adesso possiamo dirlo: carissimo presidente Oreste Vigorito bisogna mettere mano al portafogli. Non è assolutamente una polemica ma la constatazione amichevole che vede una tribuna vuota come è vuoto di certezze il taccuino del nostro direttore sportivo Di Somma (voto 4). Però così si rischia di uscire fuoritraccia. Queste sono delle pagelle e dobbiamo considerare tutti i 98 minuti giocati. Baroni (voto 5,5) ripropone il suo 4/4/2 e si adatta alle caratteristiche dell’attacco a 3 del Bologna con due esterni più contenitivi. Venuti (voto 6) nel primo tempo riesce a seguire le azioni di Ciciretti sovrapponendosi spesso alla ricerca del giusto cross mentre sull’altro versante Di Chiara (voto 6) ha pensato esclusivamente ad affiancare il centrale difensivo Costa garantendogli un supporto in velocità nelle chiusure più difficili. Il tasto dolente è stato proprio l’ex empolese Costa (voto 5) che con un suo errore stava spalancando la porta a Mattia Destro nel primo tempo mentre nel secondo ha subito la scaltrezza di Donsah che dopo averlo superato facilmente ha trovato una prateria che lo conduceva dal portiere Belec. Il portiere giallorosso (voto 6,5) si è fatto trovare pronto ed attento dando sicurezza a tutto il reparto difensivo ma purtroppo non è sato ben supportato dal pacchetto difensivo che negli ultimi minuti è diventato a 3 per dare l’opportunità a Cissè (voto n.g.) di poter collezionare la sua seconda presenza in serie A. Lo sanno tutti, se il centrocampo non gira bene tutta la difesa ne soffre. In realtà la coppia centrale di centrocampo Del Pinto/Cataldi non ha convinto neanche stavolta. Il povero Del Pinto (voto 6) ha cercato di sradicare quanti più palloni possibili agli avversari riuscendoci spesso però si è beccato un altro cartellino giallo per colpe non sue. Cataldi (voto 6), invece, è leggermente migliorato rispetto alla trasferta di Genova perdendo pochissimi palloni nella zona nevralgica senza però riuscire mai ad innescare Ciciretti e D’Alessandro. Il vero problema sembra essere proprio questo. Il gioco del Benevento è imperniato sulle accelerazioni dei nostri esterni alti Ciciretti e D’Alessandro ma ai due folletti beneventani arrivano pochissimi palloni giocabili. Forse Viola (voto n.g.) potrebbe riuscirci? Chi lo sa. Vedremo. Il piede di Amato Ciciretti (voto 6,5) è sempre caldo ma rischia di surriscaldarsi se l’attuazione della sua fase difensiva è continua, anche se al novantesimo solo uno scorrettissimo Mirante gli ha tolto la gioia di una magica punzione diretta in porta. Sulla corsia sinistra D’Alessandro (voto 5,5) ha cercato il suo solito spunto in velocità ma da lui ci aspettiamo sicuramente più arrosto rispetto al fumo che abbiamo visto fino ad ora. Di Ceravolo ne abbiamo parlato e speriamo tutti di vederlo in campo e speriamo tutti di non dover leggere sui tabelloni luminosi la dicitura: La Velba. Ridiamoci su e ritorniamo alle pagelle. Puscas (voto 6) è entrato nel secondo tempo ed ha dimostrato tenacia nel voler essere d’aiuto alla causa ed onestamente anche Coda (voto 5,5) si è dato un gran da fare per far gridare di gioia i tifosi giallorossi. Ve lo dico ancora una volta, niente paura, il campionato è lungo (Crotone insegna) e la nostra squadra trarrà tanti insegnamenti da queste battute d’arresto. Semprechè prima della sfida con il Torino ancora in causa saranno cambiati alcuni volti in questa squadra. O sarebbe il caso di rivedere il 4/4/2? Il dato di fatto è questo, basta vedere l’esultanza di Andrea Poli per la vittoria in terra sannita: Anche loro sapevano che il Vigorito doveva essere il nostro fortino ma questa volta la belva aveva la B e non la V. Forza Benevento

Foto: Benevento Calcio Pagina Facebook

Mario Taddeo 

Sorteggi Champions League: Napoli pesca Manchester City, Shakhtar e Feyenoord

Azzurri inclusi nel Gruppo F con i campioni di Ucraina e i Citizens. Dalla quarta fascia arriva ll club olandese

Urna favorevole per il Napoli: da Montecarlo, le mani di due campioni quali Totti e Shevchenko accontentano a metà Sarri, che stava già pregustando il viaggio a Manchester sponda Red Devils, inserendo gli azzurri nel Gruppo F con il Manchester City di Pep Guardiola. Le altre due squadre sorteggiate nello stesso raggruppamento sono i campioni d’Ucraina dello Shakhtar Donetsk e gli olandesi del Feyenoord. Di seguito, il dettaglio dei gironi usciti dall’urna di Montecarlo:

A: Benfica (Por), Manchester United (Ing), Basilea (Svi), CSKA Mosca (Rus)

B: Bayern Monaco (Ger), Paris Saint Germain (Fra), Anderlecht (Bel), Celtic (Sco)

C: Chelsea (Ing), Atletico Madrid (Spa), ROMA, Qarabag (Azr)

D: JUVENTUS, Barcellona (Spa), Olympiacos (Gre), Sporting Lisbona (Por)

E: Spartak Mosca (Rus), Siviglia (Spa), Liverpool (Ing), Maribor (Slo)

F: Shakhtar Donetsk (Ucr), Manchester City (Ing), NAPOLI, Feyenoord (Ola)

G: Monaco (Fra), Porto (Por), Besiktas (Tur), Lipsia (Ger)

H: Real Madrid (Spa), Borussia Dortmund (Ger), Tottenham (Ing), Apoel (Cyp)