Categoria: Napoli

Lazio-Napoli 1-4: tutto ribaltato in cinque minuti, biancocelesti distrutti

Dopo un primo tempo opaco, gli azzurri di Sarri ribaltano tutto in cinque secondi e sbancano l’Olimpico. Battuta una Lazio incerottata nel primo big match stagionale

ROMA – 54, 56, 59: terno sulla ruota di Napoli. Tre numeri, perché 92 non è previsto nella cabala nonostante sia servito per arrotondare. Risultato? Vittoria in rimonta, padroni di casa ferrigni sciolti come neve al sole nel secondo tempo complice, tra le altre cose, l’attenuante di una difesa precaria. Non è un alibi naturalmente. I ragazzi del comandante Sarri superano la prova dopo un primo tempo smorto e una ripresa arrembante, si aggiudicano il primo big match della stagione e proseguono la marcia punteggio pieno, manco a dirsi, insieme con la Juventus. È un Napoli fantastico, partito male e uscito alla distanza, capace di ribaltare una situazione complicata contro un ottimo avversario grazie a una reazione da grande squadra, completa, impiegandoci cinque minuti per cambiare l’inerzia di un match che ha vissuto due fasi completamente distinte. Pronti, via, biancocelesti più attivi, gli ospiti faticano ad entrare in partita. Le azioni più belle le fanno vedere Immobile e compagnia prima che uscissero fuori la classe e l’eleganza dei partenopei. Inzaghi accusa il primo colpo con l’uscita per infortunio di Bastos, ma non l’avvertirà nell’immediato. Alla mezz’ora Immobile salta Koulibaly e lancia De Vrij, il quale sforna un destro che insacca Reina e fa illudere i suoi, prima c’erano stato un legno colpito da una deviazione di capitan Hamsik su un corner battuto da Luis Alberto. E così, mentre Reina rischiava grosso beccando il giallo causa intervento su Immobile fuori area, lo slovacco centrava nuovamente il palo a parti invertite con Strakosha battuto. Callejon sfiorava il pareggio a due minuti dallo scadere del primo tempo, a mo’ di antipasto per quello che doveva ancora venire. La ripresa è di grande sarrismo, non c’è nient’altro da aggiungere. La difesa di Inzaghi va a pezzi dopo un altro forfait, quello di De Vrij, il più pesante forse, certamente quello decisivo. La regia difensiva dell’olandese mancherà all’intera squadra. Comincia a soffrire la Lazio, nulla può contro un avversario che ormai ha ricominciato a girare e rendere semplici le cose più difficili. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo Koulibaly si fa trovare pronto immediatamente dopo un primo intervento di Strakosha, poi Callejon firma il raddoppio a conclusione di un’azione chimerica. Il terzo goal – sei minuti prima il risultato era fermo ancora sull’1-0 – è una meravigliosa perla di Mertens, un pallonetto capolavoro da posizione piuttosto defilata. Credeva di averla spedita in fallo laterale l’estremo difensore biancoceleste, ma si è trovato costretto a raccoglierla dalla porta da lui difesa. Tre schiaffi tremendi, una Lazio tramortita, mentre gli azzurri trovano anche il modo di sfiorare il quarto goal con la traversa centrata da Insigne su deviazione decisiva di Strakosha. I minuti scorrono, anche Basta alza bandiera bianca, Sarri provvede alla solita girandola di cambi e fa rifiatare Hamsik, anche questa sera in crescendo. La quarta rete, cercata e inseguita, è ottenuta in pieno recupero dal rigore trasformato da Jorginho. Il Napoli vince 4-1 mandando in onda al mondo intero una straordinaria prova di forza, Inzaghi deve arrendersi a una serie di infortuni che ha inevitabilmente condizionato l’andamento dei suoi nel match, ma non ridimensiona una squadra in grado di dare filo da torcere a tutte le big.

 

Andrea Cardinale

Fonte foto Official Twitter SSC Napoli

CURIOSITA’ | Napoli ed Ercolanese, primati campani

Gli azzurri e i granata sono primi nei rispettivi campionati, tra 19 campane

È vero che siamo solo a settembre e i campionati sono cominciati da poco. La Serie A ha giocato quattro giornate, la serie D solo tre e tutto è ancora aperto. Saltano però all’occhio l’avvio sprint delle squadre di Sarri e di Squillante. Tra il massimo campionato nazionale e la Serie D si contano ben diciannove società della nostra regione: due in A, due in B, tre in C (girone C) e dodici in D tra girone H ed I.

Cosa possono mai avere in comune Napoli ed Ercolanese? Poco, ma al momento sono le campane più brave e belle da vedere giocare. Lo dicono le classifiche. I parthenopei sono primi in A grazie alla differenza reti con Juve e Inter e i granata vesuviani guidano a punteggio pieno nel girone I di Serie D con tre vittorie su tre, sei gol segnati e zero subiti.

Numeri confortevoli che fanno sperare in una Campania calcistica sempre più fiorente.

Foto: Ssc Napoli Pagina Facebook Ufficiale

Valanga Napoli: Benevento travolto nel Derby già passato alla storia

Termina con un tennistico 6-0 il derby campano tornato nella massima serie trent’anni dopo. Troppo Napoli per il Benevento, gli azzurri scrivono la storia con Inter e Juventus

NAPOLI – Era la stagione 1960-61, un’altra epoca calcistica, i punti per ogni vittoria erano due e dopo quattro giornate di campionato, il terzetto composto da Inter, Juventus e Roma dominava la classifica a punteggio pieno. Un record rimasto ineguagliato per cinquantasette anni, fino ad oggi. E mercoledì potrebbe essere battuto. L’Inter d’esperienza sbanca Crotone nell’anticipo di ieri, i bianconeri s’impongono in casa del Sassuolo nel match di pranzo, il Napoli strapazza il Benevento nel derby che mancava in Serie A da trent’anni, quando i partenopei di Maradona, Careca e Bruscolotti davano vita a sfide romantiche contro l’Avellino. Insomma, una storia nella storia tra amarcord e sguardi fermi al presenti, contemporaneamente orientati verso un futuro prossimo tra obiettivi malcelati e ben nascosti, a seconda delle esigenze. Non era una partita semplice alla vigilia per le Streghe di Marco Baroni, già decisivo a Fuorigrotta quando il suo goal in Napoli-Lazio del 30 aprile 1990 regalò il secondo Scudetto a Maradona e compagni, non lo è stato nel pomeriggio di una domenica memorabile. Altri tempi, altra epoca, un calcio diverso da quello attuale. Sarri e i suoi bramavano il pronto riscatto dopo il ko rimediato in Champions, Benevento d’altro canto a caccia del classico risultato della domenica senza pretese, consapevole di trovarsi di fronte un ostacolo insormontabile. Di fatto, gli azzurri si scatenano e rifilano un tennistico 6-0 a un avversario apparso arrendevole non per volontà, bensì per ragioni tecniche. Allan apre le danze del nono successo consecutivo in campionato, un altro record; dopo trentadue minuti di gioco la pratica è già chiusa dalle reti aggiuntive di Insigne, Mertens e Callejon. 4-0 a un’ora dalla fine, nessuna attenuante per Baroni privo comunque di Ciciretti, Iemmello, D’Alessandro e Costa: avrebbero potuto fare qualcosa contro questo Napoli? Con i se e i ma la storia non viene redatta, ma i padroni di casa sono un rullo compressore continuo, senza soste, tremendamente devastanti per le linee difensive sannite troppo fragili, fiacche. Il canovaccio non cambia nella ripresa se non nel numero di goal e la loro modalità. Il ritmo tuttavia cala inevitabilmente e le due squadre decidono di contenersi da un lato, diventare guardinghi almeno per salvare l’onore dall’altro con l’ingresso di Cataldi. Menzione speciale per Letizia, napoletano doc, entrato nel primo tempo causa infortunio di Antei. Sarri ne approfitta per far rifiatare Insigne e Callejon sostituiti da Giaccherini e Ounas, quest’ultimo al debutto in gare ufficiali con la maglia azzurra. In realtà il 4-0 parziale già potrebbe bastare soprattutto per i giallorossi che preferirebbero evitare un passivo pesante, ma decidono di infliggersi altro dolore sportivo grazie alla premiata ditta Chisbah-Venuti e i loro maldestri interventi rispettivamente su Giaccherini e Ounas, proprio i subentrati. Due rigori netti: Mertens si appropria della sfera negandola a Jorginho e porta il pallone a casa realizzando il celebre hat trick. Risultato finale 6-0: il Napoli vola a punteggio pieno e si prepara nel migliore dei modi al big match di mercoledì sera all’Olimpico contro la Lazio. Il Benevento resta ancora a secco e mercoledì alle 18 sarà impegnato al Vigorito in un’altra partita proibitiva alla vigilia: è già aperta la sfida alla Roma.

 

Andrea Cardinale

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Champions League, primo ko stagionale: strada già in salita per il Napoli

Comincia male l’avventura in Champions per gli azzurri, non basta una grande reazione nel secondo tempo contro un’ottima e talentuosa squadra

KHARKIV (UCRAINA) – Prima o poi doveva pur accadere, era impensabile che la striscia positiva di risultati (e vittorie) potesse continuare per Sarri e i suoi ragazzi. Peccato, tuttavia, che la prima sconfitta stagionale sia arrivata proprio nel momento e sul palcoscenico sbagliato, dove basta un niente per mettere in discussione qualsiasi discorso qualificazione. Certo, non è la serata per fasciarsi la testa ancor prima di rompersela, anzi va raccolto un secondo tempo in cui si è vista la reazione dopo la frittata di Reina, ma non basta. Una brutta prima frazione di gioco permette all’arcigno Shakhtar Donetsk, avversario ostico, talentuoso, privato della propria casa, forse sottovalutato o poco considerato alla vigilia non dal Napoli (ci mancherebbe), bensì dall’ambiente che gli sta attorno, di vincere con merito. E arriva un ko amaro. Una sconfitta che complica la strada verso la qualificazione mentre il Manchester City saccheggia il De Kuip del povero Feyenoord e fa la voce grossa, effetto domino e inevitabile di chi vuole mettere le cose in chiaro fin dall’inizio. Ed è ciò che non è riuscito a fare il Napoli, appunto, partito con i favori del pronostico in quel di Karkhiv e uscito mestamente senza neanche un punto. Eppure un eventuale pareggio non sarebbe stato poi così sbagliato. Il primo tempo è disastroso e non per l’undici iniziale; Sarri inserisce Zielinski e Diawara a centrocampo e propone Milik titolare al posto di Mertens, pronto a subentrare a partita in corso, cosa che puntuale arriva. Fonseca d’altro canto recupera Ordets e si affida alla colonia brasiliana, che non delude le attese del proprio allenatore. Dopo quindici minuti comincia l’incubo per i partenopei, ad accendere la miccia ci pensa Taison, effetto e risultato di una splendida azione resa probabilmente facile da realizzare da una difesa poco attenta e un Zielinski morbido nel tentativo di chiudere la strada all’autore del primo goal ucraino. Lo Shakhtar mostra rapidità, buon palleggio e sicurezza dei propri mezzi, è predisposto a soffrire (non che ce ne fosse bisogno) ed è arguto nelle pericolose ripartenze; il Napoli sbaglia l’approccio, è fermo, non riesce a brillare. Diawara e capitan Hamsik non entrano in partita e deve affidarsi a Reina. Il primo tempo finisce in crescendo per gli uomini di Sarri, ma non basta. Il piglio è diverso nella ripresa, anche gli azzurri lo sono e cominciano a carburare per un pareggio ora non più così utopico, anche piuttosto meritato a lungo andare. Poi un cross dalla sinistra diventa un assist vincere per Ferreyra, il quale deve solo indirizzare la sfera nella porta lasciata sguarnita da un clamoroso Reina che esce a vuoto inspiegabilmente, lasciando basiti Sarri e i tifosi. Pazzesco il disimpegno del portiere spagnolo, ma è tempo di reagire e Mertens – entrato poco prima al posto di Hamsik – sembra dare più vivacità alla manovra dei suoi. Allan intanto dà il cambio a Zielinski. Sarà lo stesso belga a guadagnare un prezioso rigore trasformato da Milik a poco più di venti minuti dal termine. Il Napoli migliora proprio quando lo Shakhtar inizia a calare, eppure i neroarancio colpiscono anche un palo con un colpo di testa ancora di Ferreyra. Quindi nuovamente la manovra offensiva dei partenopei ben attiva e a caccia del pareggio, ma Pyatov decide di fare gli straordinari e salva in più occasioni. I minuti scorrono, il Napoli insiste; Milik a sette minuti dal termine spreca la palla-gol del pari e Insigne in posizione defilata illude nel recupero. Triplice fischio finale: per Fonseca e i suoi si tratta di un’importantissima affermazione, mentre il Napoli è già costretto a vincere contro il Feyenoord prima di lanciare la doppia terribile (e spettacolare?) sfida ai citizens di Guardiola.

 

Andrea Cardinale

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Bologna-Napoli 0-3: gli azzurri risolvono una gara sporca

Sofferenza per gli uomini di Sarri di fronte a un Bologna tosto, poi si sbloccano nel secondo tempo. Apre Callejon, raddoppia Mertens, Zielinski chiude la pratica

BOLOGNA – Un Napoli meno calligrafico, forse meno bello a vedersi, ma in grado di ottenere il massimo. Qualcosa è cambiato? Siamo all’inizio, la vera stagione è cominciata soltanto questa sera, difficile fare immediate analisi sul gioco in ottica distanza temporale. Intanto, anche il Dall’Ara viene sbancato e gli azzurri, meno belli ma più concreti, volano a punteggio pieno in coabitazione con Inter e Juventus. Le tre regine del campionato fanno già le prove tecniche a quanto pare. Eppure fa specie vedere un Napoli inedito sbrigare la propria pratica senza sfoggiare la propria bellezza, non poteva mostrare ancora una volta il proprio calcio, i rossoblù di Donadoni non erano d’accordo. Resta viva l’onta di quell’1-7 che lo stesso tecnico ex Napoli aveva richiamato all’attenzione dei suoi per lanciare una vendetta sportiva nel segno dell’aggressività, degli interventi al limite, della fierezza di coloro in cerca del risultato della domenica. E Reina deve metterci tre dita per deviare sulla traversa la punizione di Verdi. Il Bologna stoppa le iniziative azzurre che rischiano la deriva, la capitolazione tutto sommato giusta nel primo tempo. Chiriches ne fa le spese nel senso fisico del termine; il problema alla spalla lo costringe al forfait in favore di Albiol. Poi la musica cambia. La ripresa ha in serbo uno spartito diverso: i felsinei vanno incontro al loro destino e si rintanano nella propria metà campo, gli ospiti accendono la miccia. Prendono coraggio, cambiano rotta e puntano difesa e Mirante, prima di rischiare la frittata quando Reina compie un miracolo su Destro e la sfera va a colpire proprio l’attaccante rossoblù; ci pensa Koulibaly a salvare. È il preludio allo show portato in scena dalla banda del sarrismo dopo il tandem Hamsik-Zielinski oramai divenuta una certezza, è l’acquisizione della maturità una volta passato in vantaggio alla prima vera grande occasione di serata. Insigne sull’out di sinistra procede con un suo taglio al bacio, Callejon buca Helander e ringrazia. Passano i minuti, il match ha preso i connotati di una partita sporca, molto a rischio, che può ribaltarsi da un momento all’altro nonostante il Bologna non sia proprio irresistibile. Così il 2-0 firmato da Mertens che ruba palla a Pulgar e infila Mirante sotto le gambe al minuto numero 82. La terza rete è un’azione da antologia: Ghoulam entra in area e manca il tempo giusto per concludere, serve Callejon che a sua volta magistralmente pesca l’accorrente Zielinski. Il polacco con cinismo, come tutto il Napoli del resto, fa centro e lancia un chiaro messaggio alle dirette avversarie.

 

Andrea Cardinale

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Napoli-Atalanta 3-1: primo tempo shock, la svolta arriva dalla panchina

Gli azzurri di Sarri soffrono e cadono nelle grinfie degli uomini di Gasperini e cedono agli avversari il primo tempo, poi ribaltano il risultato con l’aiuto della panchina. A sbloccare la matassa ci pensa Zielinski, Mertens e Rog la chiudono. Reina ai saluti?

NAPOLI – Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde va in scena in un gremito San Paolo per la sua prima stagionale e, guarda caso, non delude le attese. C’è chi addirittura parlava di una replica dello scorso febbraio e i presupposti erano tutti presenti, persino gli attori erano (quasi) tutti gli stessi. E invece c’è chi dice no, chi fa e disfa a proprio piacimento un copione di eduardiana sfumatura, quando i giorni dispari diventano pari e il tutto sembra volgere verso un lieto fine con speranze annesse. Si sa, il Napoli quando lo ritiene opportuno ama rendere complicate le situazioni che non dovrebbero destare preoccupazioni; come il più superbo dei masochisti, sceglie la serata meno adatta, contro la stessa squadra che lo scorso anno non ha concesso nemmeno un goal all’infuocato reparto offensivo partenopeo. La partenza ha il sentore del match dello scorso febbraio: Gasperini sa come imbrigliare il gioco di Sarri ed è un gioco da ragazzi annullare centrocampo e attacco avversario, rendendo la sua Dea troppe volte fastidiosa, nonostante l’asse Insigne-Mertens fosse già propenso ad impegnare su vari fronti Berisha e i difensori bergamaschi. Tra questi, merita una menzionatura a parte Masiello, autore di una straordinaria prestazione prima del crollo. Un passo alla volta, prima c’è un calcio d’angolo il cui sviluppo premia un impetuoso Cristante su Maggio e Callejon: colpo di testa e l’Atalanta, tatticamente perfetta per tutto il primo tempo, passa in vantaggio. Il Napoli prova a reagire, ma è poca roba; evidentemente la manovra è lenta e non sforna chiare occasioni da goal, mentre Gomez e soprattutto Ilicic chiamano in causa Reina e i calci piazzati si rivelano la solita spina nel fianco per Sarri e i suoi.

La svolta è nei cambi, ma il primo a buttarsi su una scelta avventata è proprio Gasperini, il neutralizzatore più devastante del gioco del Napoli. Esce Petagna, un attaccante, entra De Roon, un centrocampista. Per il Gasp è scelta tecnica come dichiarerà a fine partita. Si cambia con un 3-5-2 assai discutibile, perché Sarri non resterà a guardare alla lunga. L’inizio della ripresa è sempre di marca nerazzurra con un Ilicic in grande spolvero, poi è Zielinski a pescare uno straordinario jolly dal suo repertorio. Brillante nelle giocate, il migliore nelle percussioni e nelle successive ripartenze, dapprima sfodera uno stop di petto su involontario assist della difesa avversaria intenta a spazzare via la minaccia dopo un corner di Ghoulam, quindi un destro esiziale che proietta il pallone nel sette dove Berisha non può nulla. Il Napoli si sblocca, il copione è riscritto. Sarri decide di cambiare totalmente il centrocampo per dargli più muscoli e fisicità, Insigne e Mertens tornano a divertirsi e portano gli azzurri sul 2-1 tramite una meravigliosa azione. Lancio in verticale di Allan, sponda di Insigne di testa, Mertens di prima insacca il portiere avversario. Pura poesia. A questo punto il Napoli torna ad essere il Napoli, mentre l’Atalanta pecca di poco coraggio, forse a causa della stanchezza, e si affida alle incursioni di Kurtic, sensazione che questa volta Gasperini non avrà la meglio. E così, se la svolta è partita dalla panchina, non poteva che essere un subentrato l’autore del goal della sicurezza: Marko Rog, minuto 86, concretizza al meglio un contropiede partito da Callejon e passato per Mertens, realizzando così la sua prima rete in Serie A. È a dir poco fantastico l’assist del belga, sempre di prima, un modo per farsi perdonare l’occasione sciupata pochi minuti prima. Finisce 3-1 tra la festa sugli spalti e i saluti di Reina che sanno di congedo: questa può essere stata per davvero l’ultima al San Paolo con la maglia del Napoli, che intanto vola a punteggio pieno in ottima compagnia.

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Sorteggi Champions League: Napoli pesca Manchester City, Shakhtar e Feyenoord

Azzurri inclusi nel Gruppo F con i campioni di Ucraina e i Citizens. Dalla quarta fascia arriva ll club olandese

Urna favorevole per il Napoli: da Montecarlo, le mani di due campioni quali Totti e Shevchenko accontentano a metà Sarri, che stava già pregustando il viaggio a Manchester sponda Red Devils, inserendo gli azzurri nel Gruppo F con il Manchester City di Pep Guardiola. Le altre due squadre sorteggiate nello stesso raggruppamento sono i campioni d’Ucraina dello Shakhtar Donetsk e gli olandesi del Feyenoord. Di seguito, il dettaglio dei gironi usciti dall’urna di Montecarlo:

A: Benfica (Por), Manchester United (Ing), Basilea (Svi), CSKA Mosca (Rus)

B: Bayern Monaco (Ger), Paris Saint Germain (Fra), Anderlecht (Bel), Celtic (Sco)

C: Chelsea (Ing), Atletico Madrid (Spa), ROMA, Qarabag (Azr)

D: JUVENTUS, Barcellona (Spa), Olympiacos (Gre), Sporting Lisbona (Por)

E: Spartak Mosca (Rus), Siviglia (Spa), Liverpool (Ing), Maribor (Slo)

F: Shakhtar Donetsk (Ucr), Manchester City (Ing), NAPOLI, Feyenoord (Ola)

G: Monaco (Fra), Porto (Por), Besiktas (Tur), Lipsia (Ger)

H: Real Madrid (Spa), Borussia Dortmund (Ger), Tottenham (Ing), Apoel (Cyp)

Callejon e Insigne: il Napoli vola ai gironi di Champions League

Gli azzurri battono il Nizza con lo stesso risultato dell’andata e conquistano la fase ai gironi di Champions League. Di Callejon e Insigne le reti che affondano Balotelli e i suoi

NIZZA (FRANCIA) – Come all’andata, stesso risultato, ancora una volta un grande Napoli. Una squadra chiamata a difendere il 2-0 maturato al San Paolo, si presenta all’Allianz Riviera con tutt’altra mentalità: domina, gestisce, talvolta spreca, concede poco se non qualche briciola in particolar modo nella ripresa. Ma è poca roba, o forse troppo Napoli per Favre e i suoi ragazzi. Non è bastato schierare dal primo minuto il rientrante Balotelli – bocciato dallo stesso allenatore a caldo a fine partita – e il nuovo arrivato di lusso Sneijder, né resistere nei primi quarantacinque minuti portandosi all’intervallo sullo 0-0; i rossoneri provano, per davvero, a sfondare le linee partenopee, ma Sarri infonde tranquillità agli undici in campo che rispondono nel modo più spettacolare possibile, esercitandosi nell’arte del contropiede prima, conquistando il campo poi con il solito gioco in grado di far innamorare tutti. Seri cerca di mettersi in mostra a seguito delle sirene blaugrana: qualche giocata a parte, sfodera dal suo repertorio una prestazione negativa. Dante non è da meno, mentre Saint-Maximin si conferma spina nel fianco seppur in tono minore rispetto a sei giorni fa. Quindi Sneijder, cui manca il ritmo partita, e un Balotelli ancora acerbo, fuori forma, annullato da un granitico Koulibaly e da sé stesso. D’altro canto, il Napoli, dove l’unico ancora a non essere entrato in forma è capitan Hamsik, convince tutti e prova a mettere fin da subito le cose in chiaro, sciupando complessivamente otto probanti occasioni da goal. Reina, invece, è spettatore non pagante; l’unico sussulto nizzardo nel primo tempo un tiro di Jallet che va a spegnersi sulle gradinate dell’Allianz Riviera. Il collega dello spagnolo, Cardinale, salva più volte il risultato.

Gli azzurri spingono supportati da un Allan vivacissimo e un Jorginho che gioca sempre più da leader. Callejon è pungente e velenoso, non spreca neanche un pallone; Insigne delizia il pubblico con una prestazione eccellente, mandando in tilt la difesa rossonera. Mertens, probabilmente ancora sofferente, non fa mancare le proprie giocate, pecca tuttavia di cinismo quando si presenta il momento di finalizzare. La ripresa comincia col botto: al 47′ Callejon fa suo un rimpallo e s’invola verso la porta. È il goal che certifica la fine dei sogni da parte del Nizza, mentre il Napoli supera il check-in e comincia a godersi il viaggio, partenza 24 agosto con i sorteggi a Montecarlo. Passo indietro doveroso, perché la pratica Nizza non è ancora conclusa. Mertens timbra il palo due minuti più tardi, mentre Cardinale si fa grande respingendo i tentativi di Insigne. Mentre Sneijder recriminina un rigore per un presunto fallo di mano, proteste comunque molto timide dei padroni di casa, Reina viene chiamato in causa dal giovane Ganago, un vero talento di cui si parla un gran bene. Poi è il solito Napoli, il solito Insigne rabbia e tarantella: forse un po’ troppo egoista, il miglior talento italiano in circolazione certamente, chiama a sé Ghoulam per un devastante contropiede all’89’ e firma il raddoppio con uno stop dal limite e un colpo d’esterno infernale per Cardinale. Il Nizza scende in Europa League, di più non poteva fare. Il Napoli vola ai giorni di Champions League riscattando la delusione del 2014, quella del motto “da Mascherano a Gargano” e del “non è una tragedia” piuttosto “beniteziano”, ma soprattutto rompe l’incantesimo che vede le italiane (salvo il Milan) sciogliersi come neve al sole a pochi metri dalla qualificazione al tabellone principale. Ed è un risultato storico, perché dalla prossima stagione nessun club italiano dovrà passare per i preliminari.

 

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È un buon 2-0, ma poteva essere goleada

Il Napoli compie un importante passo verso la fase a gironi di Champions League, regolando al San Paolo il Nizza con il risultato di 2-0. Buon risultato in vista del ritorno, ma Sarri e i suoi avrebbero meritato un risultato più largo

NAPOLI – Andamento lento, ma efficace. Avere l’impressione che un risultato più largo avrebbe messo tutti d’accordo è lecito, è addirittura un paradosso pensando di ritrovarci a metà agosto, al primo match ufficiale della stagione e in condizioni che non possono essere perfette. Al San Paolo si è esibito il solito Napoli: bello, vivace, arrembante con delle imperfezioni da marchio di fabbrica. Eppure non va commesso l’errore di fasciarsi la testa, perché il 2-0 maturato tra le mura amiche proietta gli azzurri alla trasferta nizzarda con un bel bottino in tasca. Il gioco a memoria espresso – quello non si dimentica – fa il resto. Sarri schiera la formazione tipo e tiene in caldo Zielinski e Milik pronti ad entrare nel momento del bisogno; Favre deve fare a meno di Balotelli e Sneijder e per contenere le prodezze azzurre, cambia a sorpresa modulo e schiera un’inedita difesa a cinque. Il copione del match è evidente fin dalle prime battute, così Mertens decide di accelerare il processo e manda in tilt sia la difesa rossonera, sia un Cardinale a tratti sconcertante. Il Nizza resta sorpreso, inerme di fronte ai tagli avversari e per il belga è un gioco da ragazzi ricevere uno splendido assist di Insigne, dribblando l’estremo difensore francese con uno stop da capogiro prima di indirizzare la sfera in porta. Dopo tredici minuti il Napoli è in vantaggio e sembra poter prendere il sopravvento, ma il primo tempo si chiude solamente sull’1-0. Al netto dei vari sprechi dei padroni di casa, mentre Mertens costringeva Dante alla deriva e Callejon sciupava il raddoppio al 15′, ad essere sinceri Reina non veniva affatto chiamato agli straordinari, ma in un paio di occasioni gli ospiti hanno smorzato il fiato dei 55mila presenti al San Paolo. Koziello ringrazia la confusione generata da Ghoulam e Koulibaly al 35′ ma non trova lo specchio della porta e Saint-Maximin, il migliore tra gli uomini di Favre e in grado davvero di tener testa agli azzurri, ha provato un destro finito a lato prima dell’intervallo.

Nella ripresa Sarri ordina ai suoi di gestire il risultato, rifiatando all’occorrenza, per tentare di ribaltare l’azione nel modo più rapido possibile. Il raddoppio poteva arrivare con il tap in di Insigne dopo la conclusione di Mertens al 51′ cogliendo il palo esterno, così la traversa ha salvato la porta di Cardinale quando Soquet ha rischiato seriamente di realizzare uno spettacolarmente imbarazzante autogol. Insomma, il destino sembrava avesse in serbo un copione diverso: tanta carne a cuocere per ottenere una sola bistecca ben cotta, il che avrebbe suscitato il richiamo della cabala o della Smorfia tra i tifosi partenopei. Quando Jallet riusciva nell’intento di bloccare le meravigliose giocate della premiata ditta Insigne-Mertens nell’unico modo possibile, scaraventando il belga a terra, Marciniak non poteva che assegnare il penalty che Jorginho – l’uomo che non ti aspetti – realizzava con ammirevole freddezza. È il 2-0 che costringe Favre – non è che l’abbia fatto in fin dei conti – a rischiare concedendo qualche spazio in più. Cosa quest’ultima che avviene e nel frattempo i francesi perdevano la testa. Koziello si rendeva protagonista di una brutta entrata su Zielinski ottenendo il rosso diretto, Plea protestava beccandosi il secondo giallo causando l’ira del suo allenatore. Il Nizza chiude in nove e il Napoli ha l’occasione, come se non bastassero le precedenti, di prendere il largo e prenotare un posto ai gironi come ha già provveduto il Celtic. Milik, tuttavia, dilapidava una chiarissima palla goal a tu per tu con Cardinale già battuto in partenza. Finisce così tra gli applausi del San Paolo e la consapevolezza di poter ottenere la qualificazione tra sei giorni a Nizza da artefice del proprio destino, l’importante sarà non prendere rischi inutili.

 

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Napoli, è un Patto Scudetto che parte dalle introduzioni

Dall’ultimo match della stagione 2016/17 al ritiro di Dimaro ha preso definitivamente forma l’acclamato patto: ora è il momento di tramutare i sogni in realtà

Tutto sta nelle introduzioni, sono la base di tutto. L’introduzione è un’immissione, una premessa, il modo principale per dare il via a un percorso di crescita o alla battaglia finale. Essa può costituire anche una stretta di mano che vale un patto. A Napoli non si parla d’altro, come se dovessimo prepararci al D-Day, al combattimento ultimo per la conquista di Cartagine. In effetti una battaglia esclusivamente calcistica ci sarà ed è già nata all’indomani della sfida di campionato contro la Sampdoria. Dal luna park del Marassi al ritiro di Dimaro è un attimo: tra Sarri e calciatori è arrivata la certificazione ufficiale del Patto Scudetto e ci sono tutte le buone intenzione per arrivare al raggiungimento degli obiettivi stagionali, a cominciare da quel play off di Champions che rappresenta lo spartiacque – il primo e subito decisivo – di una stagione intera. In barba alla tradizione negativa negli ultimi anni per i club italiani, l’armata del comandante napoletano-toscano non può fallire la chiamata della fase a gironi, sarebbe un brutto passo falso da registrare quando mancheranno ancora otto mesi al termine di un’annata particolare, o almeno così dovrebbe essere.

Il Patto Scudetto è stato firmato e messo agli atti ancor prima di giungere nella località trentina. L’hanno sottoscritto tutti, c’è chi ha rinunciato alle ferie per cominciare subito con gli allenamenti. L’accordo ha preso forma anche sotto il profilo del mercato: forse andrà via Strinic dato l’arrivo imminente di Mario Rui, solo gli esuberi hanno realmente le valigie pronte a cominciare da Duvan Zapata. È arrivato Ounas dal Bordeaux (altra introduzione), si stringe per Berenguer dell’Osasuna, resta vivo il nodo legato ai portieri. Ciononostante, rinnovo o meno, Reina resterà in azzurro e sarà il portiere titolare anche per la stagione ormai alle porte, magari elargendo qualche prezioso segreto da esperto del mestiere a un giovane di prospettiva che non attende altro che essere lanciato definitivamente sui vari prestigiosi palcoscenici calcistici.

Tra i firmatari, non potevano mancare Giuntoli e soprattutto De Laurentiis. Nelle successive al successo sulla Sampdoria, Sarri aveva detto che il tricolore è una forma di interpretazione onirica che non può essere affatto programmato. Sarà vero? Eppure manca davvero poco per tramutare i sogni in realtà: l’uno per fare cento, ciò che è mancato alla squadra fino ad ora e soprattutto in una stagione nella quale si è rasentata la perfezione. Si può battere la Juventus? La compattezza del gruppo rappresenta un punto di forza nevralgico per i partenopei, la squadra si sta avvicinando allo squadrone bianconero e il tecnico dal presidente ha ottenuto non solo un riconoscimento personale strameritato a livello contrattuale, ma anche il blocco dell’attuale organico a partire dalle colonne portanti di questa bellissima realtà calcistica ammirata e osannata a livello europeo.

Ora non resta che aspettare, la creatura deve prendere la sua forma. L’ottimismo regna sovrano nel gruppo, addirittura capitan Hamsik si è spinto oltre ed ha pronunciato quel termine che il comandante non farà mai. Magari si pronuncerà a maggio, non si sa mai. L’importante è crederci, avere fiducia dei propri mezzi e garantire passione e massimo sforzo su un sogno/obiettivo che a Napoli negli ultimi anni si è sfiorato più volte. È arrivato il momento di riaggiornare il palmares.

 

Fonte foto Official Twitter SSC Napoli